La vocazione del "lievito nella farina"
Lunedì, 18 Maggio 2026 12:13

Il 16 maggio 2004 Papa Giovanni Paolo II ha proclamato santo Luigi Orione . Nel ricordo di questa solennità, così cara a tutti noi, gli rivolgiamo la nostra preghiera:

O San Luigi Orione, padre dei poveri e apostolo della carità, tu che hai solcato il mare della vita senza paura, sostenuto dalla Divina Provvidenza, insegnaci a non restare sulla riva. Donaci un cuore grande come il tuo, capace di vedere “solo le anime dei nostri fratelli”: anime ferite e smarrite, anime in ricerca e nella gioia, anime povere, sole, dimenticate. Fa’ che sappiamo riconoscere in ciascuno il volto di Cristo e servirlo negli uomini, come tu ci hai insegnato.  O santo della fiducia, insegnaci ad abbandonarci alla Provvidenza, a credere che “Dio è padre e non ci lascerà mancare nulla”, a camminare “per ignem et aquam”, tra le prove e le tempeste della vita, senza perdere la speranza. Quando il mare dentro di noi si agita, quando la paura ci blocca o la chiusura ci fa tornare indietro, donaci il coraggio di attraversare, di fidarci, di amare. Fa’ che anche noi diventiamo ponti, segni vivi di quella carità che sola unisce i popoli e guarisce le distanze.  O Don Orione, tu che volevi essere “tutto a tutti”, rendici operatori concreti di bene, capaci di cercare e medicare le ferite del popolo, di portare consolazione e speranza a chi vive nel dolore. Accendi in noi “la musica profondissima della carità”, perché la nostra vita diventi un cantico di fraternità universale in Cristo. E guidati da Maria, Stella del mare, possiamo attraversare il mare infido del mondo senza temere, fino al porto della vita eterna. Amen.

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Sabato, 02 Maggio 2026 14:49

Il mese di maggio, nella tradizione cristiana, è da sempre vissuto come il tempo privilegiato dedicato alla Vergine Maria, segno di tenerezza materna, di intercessione e di speranza per ogni credente. È il mese in cui la fede del popolo di Dio si fa più intensa, più semplice e più filiale, elevando a Maria preghiere, fiori e affidamenti quotidiani.

In questo clima di devozione, le parole di don Orione aiutano a contemplare con profondità il mistero della sua grandezza e della sua missione materna nella vita della Chiesa. Luigi Orione scrive: “Maria! Maria SS.!, non sei tu «il secondo nome»? E si ha nome più soave e più invocato, dopo il nome del Signore? Vi è umana creatura, vi è donna, vi è madre più grande, più santa, più pietosa?”

Il mese di maggio diventa così una scuola di contemplazione, dove Maria appare come la Madre viva e presente nella storia della Chiesa: “Maria resta, vive e resta, perché Dio vuole che tutte le generazioni la sentano e la abbiano per Madre. Maria è la gran Madre che splende di gloria e di amore su l’orizzonte del cristianesimo, è guida e conforto a ciascuno di noi.”

Mercoledì, 24 Dicembre 2025 18:19

“Il Natale è l’amore di Dio che si fa piccolo per entrare nel cuore del povero!” (D. Orione)

Carissime, Carissimi,

è il Natale del Signore! È il Natale di ogni donna e di ogni uomo di ogni luogo e di ogni tempo: di chi lotta per la vita; di chi soffre e di chi viene fatto soffrire;  di chi muore e di chi viene ucciso; di chi è povero e di chi viene reso povero; di chi è in patria e di chi è costretto a lasciarla; di chi viene privato della propria dignità di essere umano!

È il Natale dei bambini innocenti che anche oggi, anche in questa santa notte, l’Erode di turno vuole eliminare;  dei bambini mai nati e non voluti;  dei bambini sfruttati e deturpati;  dei bambini non amati dagli adulti;  dei bambini uccisi da mani criminali;  dei bambini resi infelici dall’avidità di potere, di gloria e di violenza!

In quei contesti, in queste persone, in questi bambini, Dio-Bambino fa udire il suo vagito:

È il vagito della speranza; È il vagito dell’amore; È il vagito di chi vuole essere accolto;  È il vagito dell’innocente;  È il vagito della vita.

È il vagito della promessa di Dioal suo popolo di ogni tempo: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse… Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino… perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”. (Isaia)

È il vagito dell’amore redentivo:  “È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini… Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro” (Tito).

È il vagito di Dio annunciato dagli angeli ai pastori: “«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Luca).

È il vagito che sorprende i pastori:  “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Luca).

È il vagito del bambino che diventa adolescente, poi giovane, adulto ed anziano…ed è il vagito che, con gli angeli, proclama: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

(Ascolta la CANZONE di Alfredo Cristiano: PIANTO DI UN BAMBINO)

Carissime, Carissimi, impariamo ad ascoltare il vagito del bambino; educhiamoci ad ascoltare il vagito del bambino; accogliamo il vagito e capiremo il senso profondo e la bellezza della vita; accoglieremo e comprenderemo Colui che è la Vita, Gesù il Signore.

Impariamo da Maria e Giuseppe a non sprecare nessun attimo, a non tradire nessuna emozione, a non venir meno ad ogni premura e cura verso il vagito del Bambino…e avremo la PACE, perché Lui è la pace!

E sarà Natale…sarà un vero Natale…sarà un santo Natale! AUGURI!

(omelia della Veglia di Natale del Direttore Provinciale don Giovanni Carollo , FDP)

Mercoledì, 17 Dicembre 2025 11:18

Nel mistero luminoso del Natale, mentre contempliamo il Bambino deposto nella mangiatoia, la Parola di Dio ci ricorda che “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). È qui, nella semplicità e nella povertà di Betlemme, che Dio sceglie di incontrare l’umanità, portando una speranza che non delude.

Come annuncia il profeta: “Quanto sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace” (Is 52,7). Il Natale è proprio questo: un annuncio di pace, di salvezza e di gioia per tutti, soprattutto per i più piccoli, i poveri e i sofferenti.

San Luigi Orione, innamorato di Cristo e dell’uomo, ci invita a vivere questo mistero con concretezza evangelica:
“Fare del bene sempre, del bene a tutti, del male mai a nessuno”.
E ancora ci ricorda che “solo la carità salverà il mondo”, perché è la carità il volto più vero del Dio che nasce per noi.

In Gesù Bambino, Dio “dopo aver parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi”, oggi “ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1-2). Accogliere il Natale significa allora lasciarsi trasformare da questa Parola fatta carne, diventando anche noi segno di amore, di misericordia e di speranza.

Con l’augurio che questo Natale riaccenda nei cuori la fede, rafforzi la speranza e renda operosa la carità, sull’esempio di san Luigi Orione e alla luce del Bambino di Betlemme.

                                                                                          Buon Natale e un santo Natale di pace!

DAGLI SCRITTI DI SAN LUIGI ORIONE

 
 
Lunedì, 15 Dicembre 2025 10:48

Natale: tra sguardi e attese.

Il Natale ci introduce in una trama di sguardi e di attese, che attraversano i Vangeli dell’infanzia di Luca e Matteo e rivelano il modo in cui Dio entra nella storia. In questi racconti non troviamo gesti clamorosi, ma sguardi che imparano a vedere e attese che diventano spazio di incontro con Dio. La Parola cresce, infatti, con chi la legge e si lascia guardare da essa.

Lo sguardo: vedere l’altro e rivelare se stessi

Lo sguardo non è solo ciò che ci permette di vedere gli altri, ma è anche ciò che rivela il nostro volto interiore. Il modo in cui guardiamo racconta chi siamo, cosa abita il nostro cuore, come ci poniamo davanti alla realtà. Per questo il Natale ci educa a uno sguardo nuovo, trasformato dall’incontro con Dio.

Lo sguardo di Dio

Nei racconti dell’infanzia di Gesù lo sguardo di Dio è spesso sotteso, ma profondamente presente. È uno sguardo che si posa sull’umile e sull’ordinario: una giovane donna di Nazaret, un falegname, pastori ai margini della società. Dio non è attratto dall’eclatante, ma volge lo sguardo su ogni uomo, su ciascuno di noi.

Questo sguardo è amorevole e misericordioso e diventa per noi criterio di vita: insegna a guardare l’altro senza tener conto di ruoli, prestigio o grandezza sociale. Dio non guarda solo il cuore, come spesso si dice: va oltre il cuore, oltre ciò che siamo e sentiamo, oltre i nostri limiti e le nostre fragilità. Egli guarda ciò che possiamo diventare con Lui.

Lo sguardo di Dio si posa sulla nostra quotidianità: Zaccaria è nel tempio, Maria è nella sua casa. È lì che Dio entra, nell’ordinarietà della vita.

Lo sguardo di Maria e di Giuseppe

Maria e Giuseppe ci consegnano uno sguardo turbato ma credente. Maria conosce la promessa del Salvatore, ma non può immaginare che essa la coinvolgerà così profondamente. Il suo sguardo è quello di chi, pur non comprendendo tutto, interroga la realtà con la fede.

Anche Giuseppe vive uno sguardo inquieto, ma capace di conversione. Il suo “mentre pensava a queste cose” rivela uno sguardo che non giudica in fretta, ma discute con Dio ciò che non comprende. Il sogno diventa il luogo in cui Dio trasforma il suo sguardo.

Il Natale ci invita a passare dal “vedo e giudico” al “vedo e ascolto”, a chiederci: Come vuole Dio che io affronti questa realtà? È l’invito a guardare la nostra storia con Dio, lasciandoci convertire nel modo di leggere ciò che viviamo.

Lo sguardo dei pastori

I pastori ci insegnano che la fede non nasce da noi, ma da una chiamata che ci raggiunge. Il loro sguardo è quello di chi vede con occhi nuovi e non trattiene per sé ciò che ha incontrato. Diventa annuncio, condivisione, lode.

Lo sguardo credente riconosce il Bene e sente il bisogno di dirlo. Il Natale ci educa a trasformare lo sguardo in testimonianza, perché ciò che viene da Dio non può restare chiuso nel cuore.

Lo sguardo dei Magi

I Magi rappresentano uno sguardo che scruta i segni della storia. Sanno leggere ciò che accade e andare oltre l’apparenza. Dio parla attraverso la quotidianità, attraverso persone e avvenimenti: non solo nella preghiera, ma nella vita concreta.

Il loro è uno sguardo insieme intellettuale e spirituale, capace di riconoscere che il mondo è abitato dal divino. In quel Bambino essi riconoscono Dio, si inginocchiano e adorano. Il Natale ci invita a chiederci: Che cosa mi sta dicendo Dio in ciò che mi capita?

Il Natale come tempo dell’attesa

L’Avvento è il tempo dell’attesa, ma spesso abbiamo disimparato ad attendere. I protagonisti del Natale, invece, ci mostrano che l’attesa può diventare luogo di fecondità.

Zaccaria ed Elisabetta vivono l’attesa nella sterilità, che si trasforma in vita nuova. Non tutte le sterilità diventano fertilità, ma tutte possono diventare fecondità, se l’attesa è vissuta bene. L’attesa purifica i desideri, insegna la fiducia, educa ad accettare i limiti e a riconoscere che non tutto è sotto il nostro controllo.

Simeone e Anna ci insegnano la perseveranza nell’attesa, la capacità di riconoscere i piccoli segni di Dio nel tempo lungo della vita.

Esiste anche un’attesa bloccata dalla paura di sbagliare. Il Natale ci ricorda che l’errore può diventare apprendimento e che attendere significa anche esporsi al rischio di vivere. L’attesa fa crescere il desiderio, apre alla relazione, perché è sempre attesa di qualcosa che ha valore.

Uno stile di vita natalizio

Dai Vangeli dell’infanzia emerge un cammino concreto:

  • Zaccaria ci insegna il valore del silenzio interiore, necessario per comprendere.
  • Giuseppe ci insegna che non tutto si capisce, ma tutto può essere vissuto nell’amore.
  • Simeone ci insegna ad attendere nel tempo e a riconoscere i segni discreti di Dio.

L’attesa va riempita dando valore al presente, anche quando non coincide con ciò che avevamo immaginato. Va riempita di passi realistici, di progettualità possibile, di fiducia. Soprattutto, va riempita dell’altro e dell’Altro.

Così il Natale diventa una scuola di sguardo e di attesa, in cui impariamo a lasciarci guardare da Dio e ad attendere con Lui.

 

DOMANDE PROVOCAZIONI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE

Prenditi del tempo e analizza i tuoi sguardi, fai un esame di coscienza dell'ultimo periodo, focalizzati sugli ultimi giorni , scegli tu quali , ma fai questo esercizio scegliendo proprio di analizzare da un giorno ben preciso ad oggi.

Rifletti:

 Come è stato il tuo sguardo? Cosa ha prodotto il tuo sguardo? ( giudizio, compiacenza, piacere, ammirazione?) Su cosa ti sei concentrato e perché? Cosa cerchi: difetti ?pregi?

Prova a cercare, in ciò che guardi (persone, relazioni, situazioni , segni della presenza di Dio. Insomma, in ciò che guardi, chiediti cosa ti vuole direDio e scoprirai che in tutto quello che guardi Dio ti chiede qualcosa, ti insegna qualcosa, Dio ti parla.

Cosa fai quando non c'è niente da fare? (Quando c'è una coda da fare, un'attesa dal medico, prima di prendere sonno?  Cosa accade quando desideri una cosa che non ottieni subito o non ottieni? Cosa provi? Come gestisci prima la paura che non si avveri un desiderio e poi la frustrazione perché non si è avverato? Come gestisci emotivamente i tuoi fallimenti … i tuoi errori?

(appunti tratti dalla predicazione di don Antonio Mancuso, presbitero della diocesi di Palermo)

Venerdì, 25 Luglio 2025 15:32

Oggi si sono conclusi i lavori della IV Assemblea di Verifica dell'ISO. Dopo aver partecipato con gioia alla preghiera delle Lodi insieme alla comunità del noviziato orionino di Brasilia — una celebrazione resa viva e universale dalla presenza di più lingue — le consacrate hanno vissuto un momento speciale di incontro con il Padre Provinciale, padre Jorge Henrique Rocha.

Ad aprire l’incontro è stata la Responsabile Generale, che ha offerto parole profonde e ispirate. Ha sottolineato come il carisma si alimenti nel dono reciproco, paragonando i membri della Famiglia carismatica a rami che traggono linfa dallo stesso tronco. Ha poi espresso sincera gratitudine per la calorosa accoglienza riservata alle sorelle durante la loro permanenza.

Il Padre Provinciale ha quindi presentato con passione e chiarezza la realtà della Provincia del Brasile, illustrandone la struttura, le sfide e le molteplici attività portate avanti con dedizione e spirito di servizio.

Tra i temi affrontati, si è dato spazio anche a una riflessione importante: la riservatezza delle consacrate secolari. Questa dimensione, prevista dalla Chiesa e ricca di significato, non è fine a sé stessa. È piuttosto una forma di presenza da vivere con prudenza e discernimento, sempre orientata alla missione evangelica.

La riservatezza negli Istituti Secolari non è un segreto da custodire, ma una modalità profonda e discreta di incarnare la consacrazione nel cuore del mondo. È ciò che consente ai membri di essere pienamente immersi nella società — nel lavoro, nella famiglia, nella cultura e nella politica — senza segni distintivi, ma con una presenza trasformante e silenziosa.

Gesù stesso nel Vangelo parla del lievito nella farina: un piccolo elemento nascosto che, pur invisibile, agisce dall’interno e trasforma tutto l’impasto. Questa immagine racchiude perfettamente la vocazione secolare: essere fermento di Vangelo nella quotidianità, senza clamore né visibilità, ma con autenticità e coerenza.

La riservatezza, dunque, non è anonimato né timidezza spirituale, ma un autentico strumento di fecondità evangelica. Permette di accedere a luoghi e situazioni che spesso resterebbero impermeabili a una presenza religiosa esplicita, diventando così segno del Regno di Dio anche nelle pieghe più nascoste della società.

Tuttavia, è fondamentale esercitare un discernimento attento. Non si tratta di nascondere sé stessi per paura o per conformismo, ma di scegliere consapevolmente una modalità di presenza che privilegi l’efficacia evangelica rispetto alla visibilità. In certi contesti può essere opportuno restare nel nascondimento; in altri, invece, è necessario esporsi e assumere incarichi che comportano maggiore esposizione.

È per questo che chi sente l’esigenza di custodire la propria riservatezza dovrà valutare con attenzione l’opportunità di accettare ruoli di responsabilità, i quali richiedono inevitabilmente una certa visibilità. La riservatezza, in ogni caso, resta sempre uno strumento al servizio della missione, mai un ostacolo o una giustificazione per sottrarsi ad essa.

5Radunateci attorno all’altare, abbiamo elevato il nostro grazie a Dio per quanto ha compiuto in questi giorni intensi, carichi di lavoro, di riflessione profonda, ma anche di serenità, gioia e autentica fraternità. È stato un tempo benedetto, in cui abbiamo camminato insieme, sorrette dallo Spirito e illuminate dalla Parola.

Durante la celebrazione della Santa Messa, la processione offertoriale è stata resa ancora più significativa da alcuni simboli, doni che le sorelle provenienti da diverse nazioni si sono scambiate. Un gesto semplice ma profondamente eloquente, che ha reso visibile quanto, nonostante le distanze geografiche, restiamo unite nel cuore, nella preghiera e nella missione.

Ogni simbolo portava con sé un frammento della nostra vocazione, del nostro cammino condiviso e della chiamata che ogni giorno ci è rinnovata:

  • La Regola di Vita, guida silenziosa ma potente, ci richiama a vivere da consacrate immerse nella realtà, fedeli al Vangelo e con lo sguardo rivolto al Regno.
  • Una borsetta, simbolo del nostro desiderio di leggerezza interiore: portare con noi solo l’essenziale, ciò che nutre lo spirito e ci rende libere per seguirLo con cuore indiviso.
  • Una campanella dal suono lieve, che ci invita a essere sempre pronte e disponibili alla chiamata del Signore, con gioia e generosità.
  • Una sciarpa ornata con i segni della nostra Assemblea di verifica, richiamava la Samaritana al pozzo, nostra icona ispiratrice: donna che si lascia incontrare e trasformare, per ripartire rinnovata nella missione.
  • Una corona del Rosario e l’immagine della Madonna Aparecida, segni della nostra preghiera quotidiana, semplice e fiduciosa, che ci unisce a Maria, donna forte e silenziosa, e ci radica nella comunione dei santi.
  • Una stoffa africana blu, simbolo dell’acqua viva che il Signore non smette di donarci e alla quale ci chiama a essere sorgente per gli altri, in ogni terra e circostanza.
  • Scatole con il volto di Cristo, il Volto che desideriamo rendere presente nel nostro mondo, con la vita, con le mani, con il cuore.

In questi simboli c’erano le nostre vite, le nostre fatiche, i desideri più profondi e la nostra lode. Erano offerta vera, concreta, quotidiana. Che il Signore accolga questi doni come sacrificio a Lui gradito, e ci renda testimoni gioiose e fedeli della Sua presenza nel mondo.

             

Domenica, 19 Novembre 2017 20:25
FDV, PSMC,MLO, ISO ... insieme

Il 18 novembre 2017 si è concluso a Roma, presso la casa dei Fratelli delle Scuole Cristiane, l'incontro organizzato "dall'Associazione Famiglie Carismatiche" .Sono stati giorni pieni di entusiasmo e speranza che ci hanno impegnato a riflettere su:

- conoscere di più le Famiglie Carismatiche

-  sensibilizzare alla comunione, alla formazione e alla collaborazione

- agire con più significatività nell'evangelizzare secondo i propri carismi.

   Tali incontri sono in atto da diversi anni e sono nati sotto l'impellente invito di Papa Francesco a vivere "in comunione" non solo dentro la propria Famiglia Carismatica (religiosi e laici) ma con tutte le Famiglie Carismatiche presenti nella Chiesa, affinchè, in questa epoca, la Vita Consacrata sia autentica presenza profetica.

Giovedì, 09 Gennaio 2014 00:10


Si sta svolgendo presso Villa San Biagio (Fano ) l'incontro nazionale dell'ISO italiano. Don Vincenzo Alesiani, FDP, già Assistente Generale dell'Istituto ha accolto le partecipanti nel giorno in cui la chiesa celebra la visitazione di Maria ad Elisabetta(31 maggio). Un evento liturgico, questo,  che orienta la vocazione secolare consacrata (scarica il testo)

Giovedì, 09 Gennaio 2014 00:10

 In questo Anno della Fede , in cui il Papa ha invitato i credenti a riscoprire la bellezza dell'essere cristiani, anche le consacrate dell’ISO  si sono soffermate ad approfondire questo tema. 

Giovedì, 09 Gennaio 2014 00:09
 Si sta svolgendo a Roma, presso la sede legale dell’ISO, l’incontro formativo del gruppo italiano. 
Nell’Anno della Fede, il gruppo pone dinanzi a sé, quali modelli di credenti e testimoni della fede, don Orione e alcuni “Santi di Famiglia”.  Rivisita alcuni punti salienti della Regola di Vita, vive intensi momenti di preghiera, celebra l’Eucaristia, elabora le linee guida dei progetti annuali, gode dello stare insieme come fratelli.
Nell’animazione delle varie giornate si alternano i vari gruppi locali ( romano/pugliese, sardo, padano e siculo) e alcuni relatori : il Superiore Generale don Flavio Peloso, e gli Assistenti Regionale e Generale , don Enrico Casolari e don Eldo Musso.
Giovedì, 09 Gennaio 2014 00:09
Oggi, 16 dicembre, III domenica di Avvento, alle ore 9,30, si è dato appuntamento, presso la comunità orionina della Parrocchiale del SS.mo Salvatore in Selargius, il piccolo gruppo dell’ISO, nelle persone di Luisella, Rossana, Anna, Rita e Lucia.
Don Gino Moro nella meditazione dettata ai membri del gruppo locale ha ampiamente spiegato che cosa si intende per atto di fede, commentando la frase di Paolo ai Romani: ““Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti sarai salvo”.